Quest’anno 34 miliardi di dollari e nel 2020 la proiezione è di 57 miliardi: è il mercato delle app per smartphone e tablet (puro, quindi pubblicità esclusa) secondo IDC, un mercato che va molto meglio di quello hardware strettamente correlato (appunto quello degli smartphone) e che avrà anch’esso i suoi rallentamenti ma senza, secondo gli analisti, che questo debba far preoccupare granché chi lo vive.

Nel 2015 secondo la società di analisi sono state installate quasi 156 miliardi di app e nel 2020 questo numero dovrebbe raggiungere i 210 miliardi. Numericamente vince prevedibilmente il mondo Android perché può fare leva sull’alto numero di smartphone e tablet Android in circolazione: l’app store Google Play nel 2015 ha veicolato il 60 percento delle installazioni. Quando si guarda al lato economico però prevale il mondo iOS: pur avendo una quota di mercato delle installazioni molto più bassa (15 percento), nel 2015 l’ecosistema dell’App Store ha conquistato il 58 percento del business in valore.

L’app economy è quindi in salute. IDC avverte che le dinamiche cambieranno ma che non c’è da temere: guardare solo al numero di installazioni e al loro fatturato non spiega bene come evolve il mondo mobile. Ci sarà un rallentamento nella crescita sia del numero di app scaricate sia del loro giro d’affari: il primo nel complesso da qui al 2020 mostrerà un tasso di crescita del 6,3 percento l’anno, il secondo invece continuerà a svilupparsi a doppia cifra, con un +10,6 percento annuo.

Il rallentamento delle installazioni sarà legato anche all’evoluzione tecnologica delle app, oltre al fatto che gli utenti non amano più usare tante app per tutti i loro interessi. Seguendo questa scia ci saranno app che cercheranno di diventare più trasversali – come quella di Facebook che cerca di inglobare la presentazione di notizie – e parallelamente si svilupperanno bot in grado di accedere direttamente a servizi online senza obbligare allo scaricamento di un’app per ogni servizio.

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