Il giorno di Viv, quello che Siri doveva essere

Assistente vocale

Sviluppare un assistente vocale davvero trasversale, in grado di fare di tutto al nostro posto ricevendo solo comandi in linguaggio naturale: era l’obiettivo che si erano posti in origine gli sviluppatori di Siri, prima che Apple li acquisisse e – dal loro punto di vista – si accontentasse di un prodotto innovativo sì ma limitato. L’idea iniziale era molto più ambiziosa e per questo parte del team di sviluppo originario, tra cui gli ideatori Dag Kittlaus e Adam Cheyer, lasciò la casa di Cupertino per dedicarsi allo sviluppo di Viv, come racconta diffusamente il Washington Post.

La differenza fondamentale tra Siri e Viv, che dovrebbe debuttare ufficialmente oggi negli USA, è che la prima opera soprattutto come snodo vocale per comandare o attivare altre app, mentre Viv è progettata per dialogare direttamente con servizi online e completare da sola i compiti che le chiediamo.

Chiedere a Siri di prenotare un ristorante, ad esempio, in alcune nazioni (non in Italia) porta a lanciare app di prenotazione come OpenTable, mentre il modello di Viv prevede che l’assistente vocale comprenda il concetto di prenotazione, il nome del ristorante e si colleghi autonomamente a servizi come appunto OpenTable per completare la prenotazione da sola. Può anche suggerire variazioni alla richiesta iniziale, se necessario.

Viv dovrebbe nascere sotto forma di app autonoma, come è stata Siri inizialmente, e basarsi su accordi con servizi online per svolgere i suoi compiti: più saranno i servizi coinvolti, più cose potrà fare. Al lancio dovrebbero essere una cinquantina, per espandersi poi con il tempo.

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