Error 53: fino a che punto si può spingere la sicurezza dell’iPhone?

Touch ID Error 53

La storia del messaggio Error 53 è nota: lo scorso settembre, un giornalista inglese fan di Apple e dei suoi prodotti si trova, inviato dal Guardian, in missione in Macedonia, in una zona di crisi. Gli cade il suo iPhone 6 e si rompono lo schermo e il pulsante home. Siccome ha un disperato bisogno del telefono per il suo lavoro, lo fa aggiustare da un negozio locale: a intervento eseguito, tutto sembra funzionare regolarmente.

Ritornato in patria, il giornalista aggiorna iOS alla nuova versione appena resa disponibile da Apple, la 9. Ma, completato l’upgrade, vede apparire sullo schermo il messaggio Error 53. Da quel momento in poi non riesce più usare l’iPhone. Allora si reca presso un Apple Store di Londra per esporre il problema e gli viene detto che quel messaggio sta significa che il suo telefono non è più utilizzabile, definitivamente. Il motivo? Sostanzialmente, le riparazioni effettuate in Macedonia non sono state eseguite da personale autorizzato e quindi il nuovo sistema operativo ha bloccato il telefono.

Alle immediate (e furibonde) rimostranze del giornalista per l’impossibilità di effettuare riparazioni se non presso Apple e i rivenditori autorizzati, ma anche a quelle di migliaia di altri utenti che in rete lamentano la comparsa di Error 53, la società di Cupertino risponde dicendo che è una misura cautelativa, di sicurezza. Infatti, il messaggio viene visualizzato quando sono riparati o sostituiti componenti che possono consentire l’accesso al telefono da parte di malintenzionati, come il sensore del touch ID, che quindi si vedrebbero spalancate le porte per accedere ai dati memorizzati nell’iPhone. E dalla versione 9 di iOS è attivato un meccanismo tale per cui quando viene riconosciuto l’intervento da parte di persone non autorizzate, non solo viene bloccato il telefono, ma viene reso totalmente inutilizzabile, in modo definitivo. Nessuno lo può più riparare, nemmeno Apple.

In pratica, per motivi di sicurezza, Apple avrebbe adottato una funzione che, all’insaputa dell’utente (o quantomeno senza fornire alcuna informazione esplicita) può trasformare un iPhone perfettamente funzionante in un dispositivo da buttare. E questo perché è stata effettuata, anche se in totale buona fede e in modo del tutto lecito, una riparazione da parte di persone che non sono né dipendenti Apple né rivenditori autorizzati.

Ma è corretto che ciò succeda in nome della sicurezza? In altre parole, fino a che punto è lecito si possa spingere la sicurezza dell’iPhone senza ledere i diritti dell’utente?

La domanda permette sicuramente diverse risposte. E tra queste, Apple dovrà cercare quelle più convincenti per giustificare il fatto che un iPhone - ribadiamo, perfettamente funzionante - possa di colpo diventare un dispositivo inutile. Non a caso, uno studio legale di Seattle sta preparando la documentazione necessaria ad avviare una class action contro la società di Cupertino: l’accusa basa le sue ragioni sul fatto che, nel caso di un guasto, Apple starebbe intenzionalmente forzando gli utenti a ricorrere ai sui servizi di riparazione, che sono decisamente più costosi rispetto a quelli forniti da terze parti.

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