Alla fine l’Fbi sblocca l’iPhone del killer senza l’intervento di Apple

iPhone 5c Fbi

È giunta alla fine la controversia tra Fbi e Apple: il dipartimento di giustizia statunitense ha infatti reso noto di essere riuscito ad accedere al contenuto dell’iPhone 5c di uno dei terroristi che hanno ucciso 19 persone lo scorso mese di dicembre a San Bernardino in California. E questo senza l’aiuto di Apple, che era stato chiesto a gran voce alla società di Cupertino ma che questa si era strenuamente rifiutata di offrire in nome della sicurezza e della privacy dei dati dei propri utenti.

In una nota ufficiale, il governo precisa di essere riuscito ad accedere ai dati memorizzati nell’iPhone del killer grazie all’intervento di una terza parte, sulla quale non fornisce alcun dettaglio. Le autorità tengono a precisare che è una priorità per il governo statunitense poter ottenere informazioni digitali cruciali per proteggere la sicurezza nazionale e l’incolumità dei cittadini. E questo risultato deve essere assolutamente raggiunto, sia che si abbia la cooperazione di “parti” rilevanti sia tramite sistemi alternativi messi in atto dalla corte qualora tali parti non siano disposte a cooperare.

Per più di un mese Fbi aveva incalzato Apple affinché questa rendesse disponibile un software in grado di decriptare i dati contenuti nel fatidico iPhone 5c. Ma Tom Cook ha sempre rifiutato di collaborare. Alla fine si era arrivati alle vie legali, ma sempre senza alcun risultato. Ora però, raggiunto l’obiettivo da parte dell’Fbi, cade la necessità di procedere ulteriormente nei confronti della reticenza di Apple. È lo stesso dipartimento di giustizia a far sapere, con un malcelato tono di rivalsa, che ha deciso di non procedere ulteriormente per via legale perché, grazie appunto all’aiuto di una terza parte, è ora in grado di accedere alle informazioni sull’iPhone senza compromettere alcuna informazione sul telefono.

Tutto davvero finito allora? Solo in apparenza, perché quello che Cook citava come baluardo inespugnabile dell’iPhone, ovvero la sicurezza del sistema di accesso, alla fine ha dimostrato di avere comunque delle falle e che non è così impenetrabile come si pensava che fosse. In questo modo, paradossalmente, il punto di forza dell’iPhone si è trasformato in punto di debolezza, arrecando un potenziale danno all’immagine dell’azienda. E questo obbliga gli ingegneri di Cupertino a rivedere al più presto tutto il sistema per migliorare ulteriormente il processo di crittografia dei dati.

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