Vince lo zio Bill

Caso Microsoft: la Corte Suprema per adesso non se ne occupa

Una bella vittoria per il caro e vecchio zio Bill. Parliamo del caso Microsoft e di Bill Gates; e di tutta la schiera di avvocati (i migliori d'America) che il colosso di Redmond ha messo in campo dall'inizio del procedimento legale, avviato nei suoi confronti dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.
Riassunto delle puntate precedenti: qualche mese fa, al termine di un lunghissimo processo, il giudice Jackson stabilì che Microsoft doveva essere divisa in due (una società che si occupasse di sistemi operativi e una di software in generale) per aver violato le leggi americane in materia di concentrazione di ricchezze (posizione dominante sul mercato).
Ovvio il ricorso al provvedimento da parte di Microsoft; il Dipartimento di Giustizia chiese che l'appello venisse discusso direttamente dalla Corte Suprema, eliminando così di fatto un grado di giudizio. I legali del colosso del software chiesero invece che si passasse prima per la Corte d'Appello Federale.
Ritorniamo all'attualità dicendo che ieri Microsoft ha vinto una battaglia: la Corte Suprema, che secondo quanto previsto dalla legge statunitense è tenuta prima a decidere se decidere (il gioco di parole è lecito, la legge stabilisce che l'organo supremo di giustizia stabilisca se un caso le è gradito oppure no), ha infatti stabilito che il caso debba prima passare per un grado inferiore di appello.



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