L’occhio nascosto di Intel

L’Unione Europea decisa a bloccare l’invadenda del Pentium III

Seattle (Usa). Che l'Europa abbia una regolamentazione sulla privacy molto più restrittiva degli Stati Uniti è cosa risaputa, e ce ne rallegriamo tutti, ma anche ai sostenitori più accesi del liberismo sfrenato non può non dare un certo fastidio sapere di essere spiati dal proprio processore durante ogni tranquilla navigata in rete. Il chip "Personal security number", incorporato nel processore Pentium III di Intel, aveva l'intenzione (almeno per i più ingenui) di rendere sicure e affidabili le transizioni online; voci più maligne insinuano invece delle idee maliziose di un certo interesse degli organismi di Intelligence per questa tecnologia. Certo è che le informazioni sui gusti di navigazione degli utenti di Internet sono molto delicate, soprattutto se gestite in un paese dove praticamente non esiste alcuna regolamentazione sulla tutela della privacy.
E' proprio questo che non va giù alla commissione della Comunità Europea che sta analizzando il caso: il comitato tecnico ha consegnato al Parlamento Europeo un rapporto in cui si segnala l'incompatibilità del chip inserito nel Pentium III con l'attuale legislazione sulla privacy. E' probabile che al vertice sul commercio che si terrà in questi giorni a Seattle verrà esplicitamente chiesto di non incorporare il chip incriminato nei processori Intel destinati al mercato europeo.

Se c'è una cosa che al Mac non manca rispetto ai sistemi Wintel è senz'altro la discrezione.

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