Quante adesioni a Research Kit

Ora che le acque si sono calmate sugli ultimi annunci di casa Apple, qualcosa di più comincia a trapelare sugli sviluppi in corso.
E così, mentre sul fronte MacBook il nuovo connettore Usb-C è protagonista non solo di attente analisi su prestazioni e compatibilità ma anche di una prima corsa al supporto, sul fronte Apple Watch sotto i riflettori arriva tutto quanto ha a che fare con il mondo della salute.
Secondo quanto ha riportato Bloomberg nei giorni scorsi, il giorno dopo l’annuncio di Research Kit, i ricercatori della Stanford University hanno dichiarato di aver trovato 11.000 adesioni a un gruppo di ricerca sulle malattie cardiovascolari, ricerca condotta utilizzando lo strumento messo a punto da Apple, Sage Bionetworks dichiara di aver 5589 adesioni alla sua ricerca sul morbo di Parkinson, mentre sono 2500 quelli che hanno fatto richiesta di adesione al progetto di ricerca sull’asma dell’Icahn School of Medicine at Mount Sinai .
Un numero impressionante, se si considera, come sottolineano i ricercatori, che normalmente lo stesso campione si raggiungerebbe in un anno di tempo e coinvolgendo almeno una cinquantina di centri in tutto il Paese.

L’attenzione al tema è davvero massima e, va detto, non acritica.
Perché se da un lato c’è chi si preoccupa di sviluppare applicazioni che utilizzano gli accelerometri, i giroscopi, i sensori Gps integrati nei dispositivi per tenere traccia delle condizioni fisiche dei pazienti sottoposti a monitoraggio, dall’altro c’è chi si preoccupa del come e del quanto i dati vengono raccolti.

È importante che le formule di consenso con le quali il paziente autorizza il controllo siano chiare e che nel contempo sia possibile raccogliere i dati utili in forma integrale, pena inficiarne la validità.
Perché, come sottolineano alcuni ricercatori interpellati dalla testata americana, non è sufficiente raccogliere una grande quantità di dati: è necessario che siano coerenti con gli studi in corso.
Non solo.
Il profilo tipico di un utente di iPhone lo fa ricondurre a una classe demografica abbastanza specifica sia a livello culturale sia di censo e anche questo aspetto potrebbe condizionare il risultato finale della ricerca, che per sua natura dovrebbe essere quanto più onnicomprensiva.
Parimenti, bisognerebbe tenere conto degli errori d’uso, magari la pressione involontaria di un pulsante, così come non è possibile trascurare l’utilità di un dialogo diretto tra medico e paziente, utile a mettere in luce aspetti collaterali che la semplice registrazione del dato non sempre riesce a evidenziare.

Nel contempo, ed è questo il punto a favore della ricerca condotta con queste metodologie, la raccolta dei dati, così come il monitoraggio delle attività del paziente sono in questo caso oggettive e non alterano la realtà, cosa che invece può accadere laddove il resoconto soggettivo può portare ad addolcire, enfatizzare o minimizzare alcuni aspetti.
Ed è proprio in considerazione della numerosità dei soggetti raggiungibili e della oggettività della raccolta dei dati che anche la Food and Drug Administration americana, l’unica in grado di assegnare alla piattaforma l’attributo di “medica” o “Medicale” guarda con favore allo sviluppo di Research Kit.

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