Le novità e le certezze

La nuova versione 6.0 (da noi provata nella versione 6.0.11822, revisione 604307), offre, secondo quanto dichiarato dal produttore, oltre 80 nuove funzioni. Tra queste, il citato miglioramento delle prestazioni di grafica 3D e la riduzione del tempo di …

La nuova versione 6.0 (da noi provata nella versione 6.0.11822, revisione 604307), offre, secondo quanto dichiarato dal produttore, oltre 80 nuove funzioni. Tra queste, il citato miglioramento delle prestazioni di grafica 3D e la riduzione del tempo di avvio di Windows del 41%. Altre innovazioni riguardano l’accesso più veloce alle periferiche USB e alle cartelle condivise in rete e la gestione di Spotlight. Degno di nota il supporto per l’audio Surround 5.1 e l’uso delle scorciatoie da tastiera nelle applicazioni Windows. Il programma consente anche si eseguire il download dell’antivirus Kaspersky Internet Security 2011. Recente è l’introduzione di Parallels Mobile con cui controllare le macchine virtuali da iPad, iPhone e iPod touch: interessante prospettiva.

L’installazione passa attraverso un classico installer e, senza necessità di riavviare, procedura che noi peraltro suggeriamo di effettuare sempre (così come eseguire un backup di tutti i documenti e, in caso di aggiornamento, delle macchine virtuali), è possibile eseguire l’applicazione con il classico doppio clic.

Al primo lancio del programma compare una finestra di benvenuto tramite la quale decidere se creare una nuova macchina virtuale (con Windows o altro sistema operativo), importare dati da un Pc (con la metafora di spostare il Pc dentro al Mac) o lanciare una macchina virtuale già esistente. La creazione di una nuova macchina virtuale passa attraverso l’inserimento di un CD d’installazione del sistema operativo desiderato, l’uso di un’immagine disco o una partizione di Boot Camp.

Se il sistema operativo che si sta per installare è un sistema Windows successivo a Windows 2000, l’installer, attraverso la procedura guidata della nuova macchina virtuale, chiederà qual è il livello di integrazione desiderato tra applicazioni e file Windows e Mac. Le due opzioni sono: Come un Mac e Come un PC. Nel primo caso le applicazioni Windows e Mac coesisteranno nello stesso desktop del Mac, con piena condivisione di tutte le cartelle di Windows. Nel secondo caso, invece, Windows sarà eseguito in una finestra separata senza condivisione di file. In questa ipotesi resta funzionale la possibilità, già nota sin dalle prime esperienze di virtualizzazione (chi non ricorda Virtual PC), di trascinamento dei file tra i due sistemi. Effettuata la scelta, è opportuno memorizzare dove sarà salvata la macchina virtuale (di fatto un grosso file con Windows e tutti i suoi documenti).

L’installer, a questo punto, offre la possibilità di condividere la macchina virtuale, ossia di renderla accessibile anche ad altri utenti dello stesso Mac, e di modificare la configurazione hard­ware della macchina virtuale prima di procedere con l’installazione del sistema operativo. La configurazione della macchina virtuale, accessibile anche successivamente dal menu Macchina virtuale > Configura, permette un controllo certosino dell’hardware della macchina virtuale, limitato solo dall’hardware del nostro Mac. La finestra di dialogo dispone di tre pannelli: Generale (per configurare il nome della macchina, il numero di CPU e la RAM), Opzioni (per configurare avvio e spegnimento della macchina, ottimizzare le prestazioni, privilegiando Mac o macchina virtuale, e il risparmio energetico, privilegiando velocità o conservazione dell’energia; gestire la sicurezza, il backup e la condivisione di cartelle e applicazioni, in modo, ad esempio, da poter o meno accedere alle applicazioni Windows dal Dock del Mac e, infine, le impostazioni per Coherence, schermo, e copia-incolla di appunti) e Hardware (per le impostazioni di dischi di avvio, RAM video, floppy disk, CD/DVD, rete, stampanti, audio e periferiche).

L’ultimo, catartico clic ci riporta per alcuni minuti nel cupo ambiente dell’installer di Windows, pochi, per fortuna, davvero pochi sul Mac Pro, un po’ di più sul MacBook, ma si tratta di nulla in confronto ai software di virtualizzazione in epoca PowerPC. Quindi, davvero in poco tempo (20 minuti nel MacBook, meno di 10 nel Mac Pro) l’installer di Windows lascia spazio a Parallels Desktop e se l’utente ha scelto di privilegiare la coerenza con Mac OS, sono davvero minimi i segnali dell’esistenza di una macchina virtuale: una cartella nel Dock con il simbolo di Windows e la classica icona con due barre rosse verticali su cui fare clic per accedere alle applicazioni Windows e visualizzare il menu Start o per gestire la virtualizzazione (Alt+clic). Dallo stesso menu è possibile uscire da Coherence e passare alla visualizzazione di Windows in una finestra, come se fosse un’applicazione qualsiasi.
A questo punto, dal menu Visualizza è possibile passare di nuovo a Coherence o alla modalità Schermo intero, per trovarsi di fronte a un Pc a tutti gli effetti, fatta eccezione per la livrea del case che resta sempre quella di un Mac!
Un’altra possibilità è la funzione Modo: essa permette di visualizzare Windows in una finestra ridimensionata e trasparente, con passaggio a effetto tornado.

Il passaggio da finestra a schermo intero e viceversa, invece, avviene per rotazione del desktop sul suo asse verticale. Il passaggio da schermo intero alla modalità finestra si comanda attraverso il clic sull’angolo in alto a sinistra o con la combinazione di tasti Alt+Comando+Invio. Completa la totale integrazione la ricerca di file e applicazioni Windows tramite Spotlight: i file Windows appaiono marcati con la doppia barra rossa di Parallels.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here