La lunga marcia di Kindle

Applicando n°309 Febbraio 2012 –

Il lettore di e-book per antonomasia, il Kindle di Amazon, è da qualche mese disponibile anche in Italia, con tanto di Kindle Store per l’editoria digitale tricolore. Ma, per quanto rivoluzionario, quello di Amazon è molto più di un prodotto.

Kindle vuol dire Amazon. Ne esistono di vari tipi, di questi lettori digitali: a inchiostro elettronico e con schermo LCD, ma dallo scorso Natale in Italia il sinonimo di Kindle è un lettore digitale da 99 euro, senza optional. Solo schermo, pulsanti per pilotarlo, nessuna tastiera fisica, nessuno schermo touch, nessuna connessione 3G (c'è solo il Wi-Fi), nessuna presa audio o slot di espansione: due gigabyte di memoria che, secondo Amazon, corrispondono a circa 1.400 libri. Una enormità.

Cioè, pensateci: 1.400 libri. Io, da un po' di tempo a questa parte, cerco di misurare quanti libri leggo in un anno. Per leggere intendo che li inizio e li finisco, from cover to cover, come dicono gli americani. Ogni tanto capita che uno tira su un libro e poi lo lascia lì: magari lo riprenderà tra qualche anno, magari non lo rileggerà mai più. Io, sino a quando non li ho finiti, non li conto. Quanti libri leggo all'anno? Quando va bene una cinquantina o poco più. Quando va male mi fermo sulla trentina scarsa. L'anno scorso è andata bene, ad esempio, e ho superato agilmente i 50. Uno a settimana. Con un ritmo del genere per finire i 1.400 libri che potenzialmente potrebbero stare dentro il Kindle più economico, da 99 euro, ci vorrebbero almeno 28 anni. Praticamente un mutuo.

Dicevo: di Kindle ne esistono di vari tipi. Touch, non touch, con
tastierino, senza tastierino, formato 6 pollici, formato A4, con schermo
a inchiostro digitale (E-Ink), con schermo LCD (buona visibilità con
tecnologia IPS). Quest'ultimo si chiama Fire, ed è quello di cui si
parla di più. Il Kindle Fire rende finalmente giustizia al nome scelto
da Amazon per i suoi reader e la sua piattaforma: “kindle” vuol dire
accendere il fuoco o, per traslato, accendere la curiosità, l'interesse.
Ma è un verbo fatto sostantivo. Finalmente, con l'aggiunta di Fire,
l'azienda fondata da Jeff Bezos rimette le cose grammaticalmente a posto
e apre un fronte completamente nuovo e alquanto interessante.

Sì, perché spacca il mercato dei tablet Android e offre, in sette pollici di schermo, un apparecchio basato sullo stesso sistema operativo (Linux+Android di Google) a cui aggiunge un ulteriore strato proprietario. L’interfaccia è di Amazon, il negozio delle App è di Amazon, l’apparecchio è “chiuso” e vive solo nell’ecosistema di Amazon. Deve permettere di consumare i contenuti più multimediali dell’azienda di Seattle andando in competizione con l’iPad di Apple, a un prezzo molto più basso.

Negli Usa, dove viene distribuito, costa 199 dollari. E per adesso è limitato a quel solo mercato, perché solo negli Usa è possibile vedere i film e telefilm, leggere le riviste patinate e ascoltare la musica distribuita in formato digitale da Amazon.
Il Fire non mi interessa, non è quella la cosa che rende unico l’approccio al mercato di Amazon. Anzi, è forse un tentativo di sconfinare in quello dominato da Apple con l’iPad/iPhone, e il tempo ci dirà se Bezos ha azzeccato una strada alternativa a quella percorsa sino a questo momento dall’azienda fondata da Steve Jobs. La cosa più interessante invece è la lettura e l’approccio ai libri e di conseguenza a tutto il resto di Amazon.

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