Il 2010 è l’anno dell’homo technologicus

Quotidiani e riviste pramiano persone come Assange, Jobs e Zuckenberg. Evidentemente, essere tecnologici oggi è l’unica via.

Time ha nominato uomo dell'anno 2010 Mark Zuckenberg. Il creatore di Facebook, che grazie a un film entrato nell'immaginario anche di chi non usa il suo social network, è stato ulteriormente gratificato di una ricchezza immateriale.
Una giuria di elite assemblata da Sette, del Corriere della Sera, ha invece scelto di mettere sul podio Steve Jobs. Immaginatevi le motivazioni, non sbaglierete, dato che si sta chiudendo un anno in cui l'iPad ha steso un nastro di asfalto sul cammino verso l'It del futuro.

Le giurie hanno dovuto lavorare in anticipo per consentire alle riviste di uscire in tempo con la propria premiazione. Se avessero potuto aspettare un po' ci sarebbe stata la possibilità di indirizzare i favori su un terzo incomodo, in tutti i sensi: Julian Assange. Il creatore di Wikileaks ha la cifra, forse non l'aura, dell'uomo che prova a incidere sul mondo.

A prescindere, c'è da notare che tutti e tre sono dello spazio della tecnologia, che con questa sono diventati ricchi e che le proprie invenzioni hanno una capacità di presa esponenziale sul pubblico nell'unità di tempo.

Indubbiamente all'homo technologicus verso cui i media indirizzano i propri riconoscimenti piace il denaro.
Petrolini diceva che questo va cercato ai poveri, perché se è vero che ne hanno poco, sono tanti. Nei casi in questione la scala di riferimento è più ampia, ma il concetto di base è lo stesso: le creazioni devono piacere al maggior numero di persone nel più breve tempo possibile.

In tal modo si raggiunge tutti, poveri e ricchi. Questo a loro interessa. Il tributo degli onori fa parte forse di un mondo antico, anche piccolo.

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