I costruttori degli hard disk non hanno il back-up e i prezzi decollano

Disastri naturali –

La recente alluvione in Tailandia ha messo in ginocchio il mercato dei dischi fissi perché i principali costruttori non avevano fabbriche alternative a quelle andate sott’acqua. Immediata la ripercussione sui prezzi dei prodotti, per cui è prevista una disponibilità limitata per diverso tempo.

Un lettore ci ha comunicato che in un negozio MediaWorld nel
bresciano in questi giorni era in vendita un hard disk portatile da 500 GB a 260 euro, mentre qualche settimana fa
costava 120 euro
. Follie del Natale? No, conseguenze dell'alluvione in
Tailandia. Forse questo è un caso estremo (in termini di entità dell'aumento),
tuttavia se avete bisogno di comprare un hard disk, e avete una certa familiarità
con i prezzi, noterete un significativo
aumento
(solitamente attorno al 30-50%). E la situazione non sembra essere
destinata a cambiare a breve.

Il motivo, per certi versi paradossale, è che i costruttori
di hard disk non avevano “fatto il
back-up”
. Vediamo di chiarire la cosa.

Dell'alluvione avvenuta di recente in Tailandia si è parlato
anche qui in Italia. Ma il caso ha voluto che coincidesse con le tragiche
vicende legate alle inondazioni di Liguria e Toscana e quindi è passata un po'
in secondo piano. Eppure si è trattato del più disastroso evento degli ultimi
50 anni, che ha causato oltre 500 vittime e ha riguardato una zona grande come
Belgio e Olanda assieme.

E, proprio come l'Olanda, anche la zona alluvionata in
Tailandia è sotto il livello del mare e questo sta causando grossi problemi ai
soccorritori che stanno tentando di ripristinare la situazione.

I principali costruttori di hard disk hanno concentrato le loro fabbriche in quella zona. E lì risiede
anche gran parte dell'indotto (come
i produttori dei motorini o delle testine dei dischi). Ebbene, quasi tutte le
fabbriche sono andate sott'acqua (certe anche oltre un paio di metri) e ciò ha praticamente
bloccato la produzione mondiale di
dischi per qualche tempo
. Il motivo? I costruttori non
avevano sufficienti fabbriche alternative
per sopperire a un danno di tale
portata. In pratica, si potrebbe dire che non avevano un back-up.

Così oggi i dischi disponibili sul mercato sono in massima
parte quelli consegnati qualche tempo fa (e per i quali, quindi, i rivenditori
non avevano pagato alcun aumento…) mentre per
i prossimi approvvigionamenti potrebbero esserci serie difficoltà
.

Qualche azienda ha riattivato
in minima parte la produzione
, altre sono riuscite a spostarla in
differenti zone o paesi. Ma tutte queste soluzioni alternative non sono in
grado di far fronte all'elevata richiesta, visto che i più colpiti sono i
produttori maggiori. E se non lo sono stati in prima persona, lo sono stati i loro
fornitori, causando quindi il medesimo effetto. Si stima che in questo periodo, i costruttori di computer, che sono i clienti privilegiati, debbano fronteggiare una diminuzione del 35% delle consegne. E per tornare a pieno regime si dovranno attendere da un minimo di 9 mesi a un massimo di 24 mesi.

C'è anche chi ha già dato il via a progetti per la costruzione di nuove fabbriche. Ma ormai è tardi e,
come loro stessi insegnano, il back-up
andava fatto prima
. Purtroppo, però, questa volta a farne le spese sono gli
utenti. Che dopo quello  dei singoli dischi siamo destinati a vedere un aumento anche dei listini dei computer. Acer ha già annunciato un ritocco verso l'alto del 2-3% del costo dei propri notebook e lo stesso sembrano intenzionati a fare Asus e Dell.

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