Facebook, iTunes e YouTube creano troppo traffico: i provider chiedono contributi

Querelle –

I principali carrier europei, Telecom Italia inclusa, chiedono ai fornitori di contenuti di contribuire alle spese sostenute per l’aggiornamento delle loro infrastrutture. Mettendo in discussione il principio di neutralità della rete.

La notizia è di quelle destinate a sollevare polemiche.
Alcuni tra i principali carrier europei, Telecom Italia e Vodafone incluse, avrebbero espresso l'intenzione di chiedere ad aziende come Facebook, Apple e Google una contribuzione per le spese sostenute per l'aggiornamento delle loro infrastrutture, necessario per sostenere l'aumento di traffico dati.

L'assioma è semplice. La disponibilità di contenuti e applicazioni online è la leva che spinge sempre più utenti ad acquistare smartphone e ad attivare piani tariffari che includano voce e dati. L'incremento del traffico susseguente, tuttavia, è tale da costringere i provider ad aggiornare le loro infrastrutture e a migliorare i loro livelli di servizio, con investimenti anche ingenti, che comprimono i loro Roi.

La questione non è semplicemente accademica e mette in discussione alcuni dei principi fondanti della Rete.
Non si tratta semplicemente di “rifarsi” sui fornitori di contenuti, come qualcuno già sottolinea, ma di rompere quel principio di neutralità della rete che vuole che i fornitori di connettività non richiedano ai fornitori di contenuti alcun contributo per veicolare i loro contenuti sulle loro reti.

Per questo motivo, non v'è alcun dubbio che la richiesta sia destinata a incontrare fiera opposizione da parte di player come Apple o come Google, che con iTunes o YouTube generano un sensibile aumento di traffico.

Tra i richiedenti, in prima fila Franco Bernabé, Ceo di Telecom Italia, sostenitore della tesi che senza un adeguato sistema di compensazione verrebbe a mancare la sostenibilità economica del modello di business attuale dei carrier. Tesi sostenuta anche dal Ceo di France Telecom, Stephane Richard, che a sua volta richiede la messa in atto di un sistema di pagamento compensativo, in funzione dell'utilizzo della rete stessa.

Dal punto di vista dei numeri, le tesi presentate dai carrier sono suffragate da recenti studi di società di analisi quali Idc o Canalys. Idc sostiene infatti che, limitatamente alla sola Europa Occidentale, nei prossimi quattro anni il numero delle connessioni dati è destinato a crescere del 15% anno su anno. Di converso, le revenue generate sono destinate a calare dell'1%. Il cosiddetto carico da 11 lo mette però Canalys, che parla di un incremento del 28% nelle spese sostenute dai carrier per aggiornare le loro reti. Ed è qui che la bilancia stenta a trovare un pareggio.

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