
Nella sua sede parigina, nei pressi della Torre Eiffel, Apple ci ha offerto l’opportunità di toccare con mano, seppure per brevissimo tempo, i prodotti recentemente annunciati, ovvero i due nuovi iMac da 21,5” e 27” e la Magic Trackpad. Ovviamente, non è stato possibile effettuare un vero testo ma solo avere una prima impressione dell’utilizzo. E le sensazioni che abbiamo avuto sono state decisamente positive.
Il prodotto che più ci ha colpito, forse per la novità che rappresenta, è stata la “tavoletta magica”. Pur non avendo alcuna pretesa di sostituire il mouse, può rappresentarne un valido complemento e uno strumento in grado di velocizzare una serie di operazioni, grazie alla rapidità che consente il multitouch. Esempi in questo senso possono essere la rotazione o il ridimensionamento delle foto ma anche lo sfogliare le librerie di immagini.
Come accade nei MacBook, anche la Magic Trackpad offre una superficie in vetro completamente cliccabile (il clic viene effettuato tramite i due piedini in basso nella parte posteriore). Per avere dimensioni completamente in linea con la tastiera dei desktop, la Magic TrackPad, è circa il 20% più grande di quella presente sui portatili e, grazie al fatto che dialoga con il computer via Bluetooth, può essere collocata dove risulta più comodo sulla scrivania. Il posto ideale sarebbe a fianco del mouse, così si può passare facilmente e velocemente dall’una all’altro a seconda delle esigenze.
Riguardo i nuovi iMac, non modificano in alcun modo l’estetica e per questo, a prima vista, si direbbe che non aggiungano nulla di nuovo. In realtà, di cambiamenti ce ne sono stati diversi “sotto il cofano” e li si nota nel momento in cui si utilizzano. La presenza dei nuovi processori Intel, di una Ram più veloce e di una grafica discreta su tutti i modelli fornisce un evidente incremento delle prestazioni. Apple afferma che in media tale aumento è del 50% rispetto ai modelli precedenti. Appureremo in un secondo momento con un test dettagliato se questa percentuale è veritiera o meno, tuttavia il miglioramento è percepibile.
Ma la velocità diventa addirittura sorprendente se si decide di montare un disco allo stato solido SSD, che può trovare posto solo nei modelli con schermo da 27” a fianco del tradizionale hard disk da 1 TB. In fase di avvio il sistema viene caricato in una quindicina di secondi e, una volta cliccate le corrispondenti icone, le applicazioni si avviano istantaneamente. Ricordiamo il disco SSD che è venduto in opzione e che costa sui 650 euro nel taglio da 256 GB. Se si decide di acquistalo, per fornire le migliori prestazioni, Apple carica il Mac OS X sull’SSD.
Per risparmiare un po’ sul pezzo del disco allo stato solido, si potrebbe decidere acquistarlo da rivenditori terzi e montarlo da sé. Però è un’operazione molto delicata che deve essere eseguita da una persona davvero esperta perché richiede di smontare lo schermo dell’iMac, dato che questo è l’unico modo per accedere all’alloggiamento dell’SSD.
Infine, due parole sul nuovo alimentatore. Una delle sue caratteristiche di distinzione è la capacità di ridurre del 90% il consumo una volta che le batterie sono completamente cariche. Piuttosto compatto, è in grado di ricaricare solo due batterie alla volta, ma, afferma Apple, per una ricarica completa richiede poco più di un’ora. C’è da dire che se se avesse avuto anche una presa USB sarebbe stato davvero “l’uovo di Colombo”.
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