Adobe Photoshop Lightroom 3

Terza versione dell’applicazione che offre strumenti completi per la gestione dei flussi di lavoro dei fotografi digitali

Dopo una gestazione durata quasi un anno, durante la quale era possibile scaricare gratuitamente la versione beta, Adobe ha rilasciato Photoshop Lightroom 3, l'applicazione espressamente studiata per la gestione dei flussi di lavoro dei fotografi professionisti e dei fotoamatori più evoluti. Il motore di conversione è lo stesso utilizzato dalla versione 6 di Adobe Camera Raw inclusa nella Creative Suite 5 e, a sottolineare lo stretto grado di parentela con questa, anche la schermata introduttiva e l'icona di Lightroom ne ricalcano la grafica. L'applicazione è ora a 64 bit e anche se utilizzata in modalità a 32 bit si nota un sensibile incremento nella velocità di esecuzione di numerose funzioni.
Se nel proprio Mac è installata una precedente versione, al primo avvio di Lightroom 3 viene richiesto se si vuole aggiornare il catalogo esistente che non viene comunque modificato, lasciando quindi la possibilità di tornare indietro, possibilità che può essere utile ad esempio se si installa la versione di prova contenuta nel CD allegato a questo numero di Applicando e non si decide di acquistare il programma al termine dei 30 giorni di durata della prova.

Come con la versione 2 è possibile organizzare le proprie fotografie in cataloghi distinti: passando dall'uno all'altro, Lightroom si deve però riavviare. Se non diversamente impostato, all'avvio si apre l'ultimo catalogo su cui si è lavorato. È possibile creare un catalogo anche per ogni evento e l'unica controindicazione consiste nell'impossibilità di ricercare fotografie appartenenti a cataloghi diversi. Una delle ragioni per cui è conveniente utilizzare applicazioni come questa è proprio la possibilità di organizzare il proprio archivio fotografico, assegnando a ogni foto una serie di dati (i cosiddetti metadati) che permettono in seguito di ritrovarla facilmente.

Maggiore uniformità
La finestra di importazione delle foto è stata uniformata: sia che si tratti di acquisire le foto direttamente da una fotocamera collegata a una delle porte USB del Mac, sia nel caso di importazione di foto da una scheda di memoria e da un hard disk esterno, l'interfaccia è sempre la stessa, un po' più “amichevole” di quella delle precedenti versioni. Le miniature delle immagini possono essere ingrandite e le foto importate possono essere lasciate nella posizione in cui si trovano oppure copiate in una cartella a scelta. Nel primo caso, Lightroom si limita a creare un'anteprima in bassa risoluzione che potrà comunque essere utilizzata per la ricerca e, se la foto non fosse disponibile in linea (ad esempio se risiede su un hard disk esterno), il programma indica il percorso dove è stata originariamente registrata. Lightroom 3 permette anche di importare nella libreria i filmati realizzati con una fotocamera, ma, anche soltanto per riprodurli, si appoggia su un player esterno, come quello di QuickTime, e non è possibile inserirli all'interno di una presentazione.

Una delle novità della versione 3 consiste nella possibilità di aggiungere direttamente a un catalogo di Lightroom le foto scattate con una fotocamera collegata a una porta USB del Mac. Per il momento, questa funzionalità può essere utilizzata con un discreto numero di reflex Canon e Nikon, ma la gestione è demandata ad appositi plug-in ed è quindi possibile che in futuro siano supportate anche fotocamere di altre marche. Attivando la funzione Acquisizione diretta, a schermo compare un piccolo pannello di controllo in cui sono riportati i parametri d'esposizione principali (tempo, diaframma, sensibilità e bilanciamento del bianco) e non è possibile variarli dal Mac, come accade invece con applicazioni espressamente studiate per svolgere questa funzione. Scattando in JPEG, le immagini compaiono sullo schermo del Mac nel giro di qualche secondo e il tempo si allunga solo di poco per il trasferimento delle foto scattate in Raw.
Già in fase di acquisizione è possibile associare tutti i metadati che si ritengono necessari per la catalogazione delle fotografie e selezionare una delle numerose impostazioni di sviluppo predefinite oppure salvate in precedenza, ad esempio forzando la saturazione dei colori oppure convertendo la foto in bianco e nero. La possibilità di utilizzare lo schermo di un Mac per valutare quasi immediatamente gli scatti si dimostra particolarmente utile non solo per la fotografia in studio, ma anche in esterni, almeno nei casi in cui sia possibile tenere collegata la fotocamera a un MacBook.

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